Non mi serve estrema e ultima primitiva ovvietà. Ti credi comandante e soccorritore dei miei gemiti istinti.
Fermo non ti pieghi alla tua frivola solitudine… Indegna, sarcastica verità.
Al centro del mezzo, dell’angolo più stretto… Non serve… Ripetersi ovvietà piegata su di sé.
Come giocare a morire per una povera mano stanca e incolore.
Torna dentro, non mi serve lavare il tuo inutile dio, mentre respiri l’odore delle tue scenate sporche di una incoerenza punita dal grembo.